11) D'Holbach. Violenza, giustizia, educazione.

Secondo d'Holbach gli uomini sono tutti uguali per natura, ma la
societ  piena di differenze, cio di ingiustizie. In particolare
sono inaccettabili il sistema educativo e quello giuridico. Alla
societ che lo opprime, l'uomo reagisce con la delinquenza; e la
societ risponde con la forca.
P. H. d'Holbach, Sistema della natura, Tomo primo, capitolo
dodicesimo  (pagine 287-288)

Che dire dell'ingiusta crudelt di talune nazioni, in cui le
leggi, che dovrebbero essere fatte per il vantaggio di tutti, non
sembrano avere per obiettivo che la sicurezza particolare dei pi
forti, ed in cui castighi poco proporzionati ai delitti, tolgono
spietatamente la vita ad uomini che la pi urgente necessit ha
costretto ad essere colpevoli? E' cos che, nella maggior parte
delle nazioni civili, la vita di un cittadino  messa nella stessa
bilancia del denaro: l'infelice che muore di fame e di miseria 
condannato a morte per aver sottratto una porzione modestissima
del superfluo di un altro, che vede nuotare nell'abbondanza:  qui
quella che nelle societ illuminate si chiama giustizia o
proporzionare il castigo al delitto.
Questa orribile iniquit, non diventa pi stridente ancora quando
le leggi e le usanze decretano pene crudeli contro i delitti che
le cattive istituzioni fanno germogliare e moltiplicare? Gli
uomini, non lo si ripeter mai abbastanza, non sono portati al
male se non per il fatto che tutto sembra spingerveli. La loro
educazione  nulla nella maggior parte degli Stati: l'uomo del
popolo non vi riceve altri princpi che quelli di una religione
inintelligibile che  solo una debole barriera contro le tendenze
del suo cuore. Invano la legge gli grida di non toccare il bene
degli altri, i suoi bisogni gli gridano pi forte che bisogna
vivere a spese della societ, che non ha fatto niente per lui e
che lo condanna a vivere nell'indigenza e nella miseria; privato
spesso del necessario si vendica con furti, ruberie, assassin"; a
rischio della sua vita, cerca di soddisfare sia i suoi bisogni
reali, sia i bisogni immaginari che tutto cospira a suscitare nel
suo cuore. L'educazione che non ha ricevuto non gli insegna
affatto a contenere la foga del suo temperamento; senza idea di
decenza, senza princpi d'onore, egli si permette di recar danno
ad una patria che  solo una matrigna per lui; nei suoi furori,
non scorge pi la stessa forca che l'attende; d'altronde, le sue
tendenze sono divenute troppo forti, le sue abitudini inveterate
non possono pi cambiarsi, la pigrizia lo intorpidisce, la
disperazione lo acceca, corre verso la morte, e la societ lo
punisce con rigore delle disposizioni fatali e necessarie che ha
fatto nascere in lui o almeno che essa non ha convenientemente
sradicate e combattute con i motivi pi idonei a dare al suo cuore
inclinazioni oneste. Cos la societ punisce spesso le tendenze
che la societ fa nascere o che la sua negligenza fa germogliare
negli spiriti: agisce come i padri ingiusti che castigano i figli
dei difetti che essi stessi hanno fatto loro contrarre.
P. H. d'Holbach, Sistema della natura, UTET, Torino, 1978, pagine
263-265.

G. Zappitello, Antologia filosofica, 2. Quaderno secondo/7.
Capitolo Dodici/2.
12) D'Holbach. Oppressione politica ed educazione.

Secondo d'Holbach il rimedio per il male di cui gli uomini
soffrono sta in un sistema educativo che lo riporti in grembo alla
natura. Essa far amare la virt senza attendersi ricompense nei
cieli. Inoltre  necessario cambiare le strutture politiche, che
in nessuna parte sono conformi ai dettami della natura. La
conclusione di d'Holbach  che l'uomo  malvagio perch lo si
rende tale.
P. H. d'Holbach, Sistema della natura, Tomo primo, capitolo
quattordicesimo  (pagine 287-288).

Non  dunque affatto in un mondo ideale, esistente solo
nell'immaginazione degli uomini, che bisogna andare ad attingere i
motivi per farli agire in questo mondo;  in questo mondo visibile
che troveremo i veri moventi per allontanarli dal crimine ed
esercitarli nella virt. E' nella natura, nell'esperienza, nella
verit che bisogna cercare i rimedi ai mali della nostra specie e
moventi idonei a dare al cuore umano le inclinazioni veramente
utili per il bene delle societ.
Se si  fatto attenzione a ci che si  detto nel corso di
quest'opera, si vedr che  soprattutto l'educazione a poter
fornire i veri mezzi per rimediare ai nostri traviamenti. E'
l'educazione che deve gettare i semi nei nostri cuori, coltivare i
germi che vi avr gettato, mettere a profitto le disposizioni e le
facolt che dipendono dalle differenti organizzazioni; nutrire il
fuoco dell'immaginazione, accenderlo per certi oggetti, soffocarlo
e spegnerlo per altri; da ultimo, far contrarre alle anime
abitudini vantaggiose per l'individuo e per la societ. Educati in
questa maniera, gli uomini non avranno alcun bisogno delle
ricompense celesti per conoscere il prezzo della virt; non
avranno bisogno di vedere voragini infiammate sotto i loro piedi
per sentire orrore per il crimine; la natura, senza queste favole,
insegner loro molto meglio ci che devono a se stessi e la legge
mostrer loro ci che devono al corpo di cui sono membri. E' cos
che l'educazione former cittadini allo Stato; i detentori del
potere distingueranno quelli che l'educazione avr loro formato in
ragione dei vantaggi che procureranno alla patria; faranno vedere
ai cittadini che le promesse, fatte loro dall'educazione e dalla
morale, non sono vane e che, in uno stato ben costituito, la virt
e le doti sono il sentiero della felicit e l'inutilit o il
crimine conducono all'infelicit e al disprezzo.
Un governo giusto, illuminato, virtuoso, vigile, che si proporr
in buona fede il bene pubblico, non ha bisogno di favole o di
menzogne per governare sudditi ragionevoli; si vergogner di
servirsi di illusioni per ingannare cittadini che conoscono i loro
doveri, soggetti, per interesse, a leggi eque, capaci di sentire
il bene che si vuol loro fare; sa che sugli uomini bennati la
stima pubblica ha pi forza del terrore delle leggi; sa che
l'abitudine basta ad ispirare orrore, anche per i crimini nascosti
che sfuggono agli occhi della societ; sa che i castighi visibili
di questo mondo ad uomini rozzi impongono rispetto molto pi di
quelli di un avvenire incerto e lontano; da ultimo, sa che i beni
sensibili che la potenza sovrana  in potere di distribuire,
toccano l'immaginazione dei mortali molto pi di quelle ricompense
vaghe che si promettono loro nell'avvenire.
Gli uomini sono dappertutto cos malvagi, cos corrotti, cos
ribelli alla ragione, unicamente perch in nessuna parte sono
governati conformemente alla loro natura n istruiti intorno alle
sue leggi necessarie. Dappertutto, li si pasce di inutili chimere;
dappertutto, sono assoggettati a padroni che trascurano
l'istruzione dei popoli o non cercano che di ingannarli. Non
vediamo sulla faccia di questo globo che sovrani ingiusti,
incapaci, rammolliti dal lusso, corrotti dall'adulazione,
depravati dalla licenza e dall'immunit, sprovvisti di doti, di
costumi, di virt. Indifferenti ai loro doveri, che spesso
ignorano, non sono affatto preoccupati della felicit dei loro
popoli; la loro attenzione  assorbita da guerre inutili o dal
desiderio di trovare in ogni istante mezzi per soddisfare la loro
insaziabile avidit; il loro spirito non si rivolge affatto verso
gli oggetti pi importanti alla felicit dei loro Stati.
Interessati a conservare i pregiudizi ricevuti, non si curano di
pensare ai mezzi per guarirli; da ultimo, privi essi stessi dei
lumi che fanno conoscere all'uomo che il suo interesse  di essere
buono, giusto, virtuoso, ricompensano, per lo pi, unicamente i
vizi che sono loro utili e puniscono le virt che ne contrariano
le passioni imprudenti. Sotto tali padroni, pu sorprendere che le
societ siano rovinate da uomini perversi che opprimono a gara i
deboli che vorrebbero imitarli? Lo stato di societ  uno stato di
guerra del sovrano contro tutti e di ciascuno dei membri gli uni
contro gli altri. L'uomo  malvagio non perch  nato malvagio, ma
perch lo si rende tale; i grandi, i potenti opprimono impunemente
i poveri, gli infelici; e questi, a rischio della loro vita,
cercano a loro volta di ricambiare tutto il male che ne hanno
ricevuto. Questi attaccano apertamente, o in segreto, una patria
matrigna che d tutto a taluni dei suoi figli e toglie tutto agli
altri; la puniscono della sua parzialit e le mostrano che gli
incentivi presi in prestito dall'altra vita sono impotenti contro
le passioni ed i furori che un'amministrazione corrotta ha fatto
nascere in questa, e che il terrore dei supplizi di questo mondo
, esso stesso, troppo debole contro la necessit, contro
abitudini criminali, contro un'organizzazione pericolosa che
l'educazione non ha affatto corretto.
In ogni paese, la morale dei popoli  totalmente trascurata ed il
governo non si  curato di altro che di renderli timidi ed
infelici. L'uomo  quasi dappertutto schiavo, occorre dunque che
sia vile, interessato, falso, senza onore, in una parola, che
abbia i vizi del suo Stato. Dappertutto lo si inganna, lo si
mantiene nell'ignoranza, gli si impedisce di coltivare la sua
ragione; occorre dunque che sia dappertutto stupido, irragionevole
e malvagio; dappertutto vede che il crimine ed il vizio sono
onorati: conclude che il vizio  un bene e che la virt non pu
essere che un sacrificio di se stesso. Dappertutto  infelice,
cos dappertutto reca danno ai suoi simili per procurarsi pena;
invano, per frenarlo, gli si mostra il cielo; i suoi sguardi
subito ricadono sulla terra; su questa vuole essere felice ad ogni
costo e le leggi, che non hanno provveduto n alla sua istruzione
n ai suoi costumi n alla sua felicit, lo minacciano inutilmente
e lo puniscono della negligenza ingiusta dei legislatori. Se la
politica, pi illuminata essa stessa, si occupasse seriamente
dell'istruzione e della felicit del popolo, se le leggi fossero
pi eque, se ogni societ, meno parziale, desse a ciascuno dei
suoi membri le cure, l'educazione e gli aiuti che  in diritto di
esigere, se i governi, meno avidi e pi vigili, si proponessero di
rendere i loro sudditi pi felici, non si vedrebbe affatto un cos
grande numero di malfattori, di ladri, di assassini, infestare la
societ, non si sarebbe affatto costretti a togliere loro la vita
per punirli di una malvagit che  dovuta, per lo pi, unicamente
ai difetti delle loro istituzioni, non sarebbe affatto necessario
cercare in un'altra vita chimere sempre costrette ad urtare contro
le loro passioni ed i loro bisogni reali. In una parola, se il
popolo fosse pi istruito e pi felice, la politica non si
troverebbe affatto nella necessit di ingannarlo per frenarlo n
di distruggere tanti disgraziati per essersi procurati il
necessario a spese del superfluo dei loro concittadini crudeli.
P. H. d'Holbach, Sistema della natura, UTET, Torino, 1978, pagine
308-311.
